Una mobilitazione prima della legge Lorenzin
Nel 2016 la galassia italiana contraria all’obbligo vaccinale compie un passaggio organizzativo rilevante. Secondo la ricostruzione di Sky TG24, Comilva organizza nell’ottobre 2016 la “prima Giornata nazionale per la libertà di scelta”, con lo slogan “No all’obbligo vaccinale, sì alla libertà di scelta”.
Il dato è importante perché colloca la mobilitazione prima del decreto Lorenzin del 2017. Questo significa che la protesta non nasce soltanto come reazione immediata alla legge successiva, ma possiede già una struttura associativa, un lessico pubblico e una capacità di convocazione nazionale.
Nel quadro dell’Atlante, questo evento non va classificato come vandalismo, danneggiamento o intimidazione materiale. Il suo valore è genealogico: mostra una fase preparatoria della mobilitazione antivaccinale italiana, nella quale la retorica della “libertà di scelta” viene trasferita dalla dimensione associativa e comunicativa alla piazza organizzata.
Il ruolo di Comilva nella continuità antivaccinale italiana
Comilva non compare nel 2016 come soggetto improvvisato. La stessa associazione si presenta come Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà di Vaccinazione e indica la propria nascita ufficiale nel 1993 a Brescia. Questo dato consente di leggere l’evento del 2016 non come episodio isolato, ma come una tappa dentro una storia associativa più lunga.
La rilevanza documentaria sta proprio nella continuità. Prima della fase no-green pass e prima delle forme più aggressive di conflitto pubblico degli anni successivi, esiste già un nucleo organizzato capace di produrre parole d’ordine, reti, convegni, iniziative e opposizione all’obbligatorietà vaccinale.
La formula “libertà di scelta” svolge una funzione retorica precisa. Non sempre si presenta come negazione assoluta del vaccino; spesso si struttura come rifiuto dell’obbligo. In questo passaggio nasce una delle ambiguità centrali del campo free-vax: dichiarare di non essere contro i vaccini in sé, ma contestare la loro obbligatorietà, trasformando la sanità pubblica in terreno di conflitto tra diritto individuale e responsabilità collettiva.
Il contesto sanitario: coperture in calo e allarme pubblico
L’ottobre 2016 si colloca in un contesto già segnato dal calo delle coperture vaccinali pediatriche. EpiCentro, portale dell’Istituto Superiore di Sanità, riporta che per il 2015 le coperture nazionali a 24 mesi confermano una diminuzione in quasi tutte le Regioni e Province autonome. Il dato relativo a morbillo e rosolia passa dal 90,4% del 2013 all’85,3% del 2015.
Questo elemento è essenziale: la mobilitazione contro l’obbligo vaccinale cresce mentre le istituzioni sanitarie registrano una riduzione delle coperture. Il conflitto non avviene nel vuoto, ma dentro un quadro di sanità pubblica in cui l’adesione vaccinale diventa un indicatore critico.
Nel caso del morbillo, il problema è particolarmente rilevante perché l’interruzione della trasmissione endemica richiede livelli molto elevati di copertura. La Corte costituzionale, nella sentenza n. 5 del 2018, richiama il valore del 95% indicato dall’OMS per l’eliminazione della malattia. Le coperture precedenti al nuovo assetto normativo restano quindi sotto una soglia epidemiologicamente cruciale.
Dalla piazza alla risposta normativa
Nel 2017 il quadro cambia con il decreto-legge 73/2017, poi convertito nella legge 119/2017. EpiCentro ricorda che la principale novità del decreto consiste nel passaggio da quattro vaccinazioni obbligatorie a un numero più ampio di vaccinazioni obbligatorie per l’età evolutiva. Il Ministero della Salute e AIFA descrivono il nuovo quadro normativo come parte delle disposizioni in materia di prevenzione vaccinale.
La mobilitazione del 2016 diventa quindi leggibile come fase pre-Lorenzin: non ancora risposta alla legge nella sua forma compiuta, ma già opposizione alla logica dell’obbligatorietà. In termini storici, l’evento segnala la formazione di un lessico che sarà poi riutilizzato e amplificato nella stagione successiva.
La sequenza è chiara: crisi delle coperture vaccinali, preoccupazione sanitaria, risposta normativa, rafforzamento della mobilitazione free-vax. L’evento del 2016 si colloca nel punto intermedio: prima della legge, ma già dentro il conflitto che la legge renderà nazionale.
Perché questo evento entra nell’Atlante
Questo episodio entra nell’Atlante non perché rappresenti un atto di violenza o un danneggiamento, ma perché documenta una soglia organizzativa. La galassia antivaccinale non resta confinata alla rete, ai blog, ai gruppi locali o alla comunicazione informale. Assume forma pubblica, produce slogan, convoca iniziative e occupa uno spazio politico riconoscibile.
La distinzione è metodologicamente necessaria. Un archivio documentario non deve confondere tutti gli eventi nella stessa categoria. Alcuni casi riguardano atti vandalici, altri intimidazioni, altri ancora passaggi preparatori. La “Giornata nazionale per la libertà di scelta” appartiene a questa terza area: non è l’azione materiale contro un bersaglio, ma la sedimentazione pubblica di una grammatica oppositiva.
In questo senso, l’evento funziona come una cerniera. Da una parte c’è la lunga storia dell’associazionismo contrario all’obbligo vaccinale; dall’altra ci sono la polarizzazione post-Lorenzin, le proteste free-vax, la successiva radicalizzazione no-vax e, negli anni della pandemia, la saldatura con il repertorio no-green pass.
Valore documentario
Il valore documentario dell’evento sta nella sua funzione di passaggio. La mobilitazione del 2016 mostra che, prima della fase più conflittuale, esiste già una struttura capace di rendere pubblica l’opposizione all’obbligo vaccinale.
La parola chiave è “organizzazione”. Non si tratta più solo di opinioni disperse, paure individuali o disinformazione circolante. Si tratta di una forma collettiva che trasforma la sfiducia in iniziativa pubblica. La piazza diventa il luogo in cui l’argomento sanitario viene ricodificato come battaglia identitaria, giuridica e politica.
Per l’Atlante, questo caso serve quindi a fissare una premessa storica: prima degli episodi materiali, delle scritte, delle intimidazioni e delle azioni contro strutture sanitarie o istituzionali, esiste una fase di costruzione simbolica e organizzativa. L’evento del 2016 appartiene a questa fase e ne costituisce una traccia significativa.