📌 Manifestazione no-mask a Roma del 5 settembre 2020

Il 5 settembre 2020 circa 1.500 persone si riunirono a Roma contro mascherine, distanziamento, restrizioni sanitarie e obblighi vaccinali. Il presidio non produsse vandalismi contro strutture o beni pubblici, ma rese visibile la convergenza tra ambienti no-mask, antivaccinisti, complottisti e destra radicale che sarebbe riemersa nelle successive proteste no-vax e no-green-pass.

Folla ripresa dal basso mentre cammina sui sampietrini durante una manifestazione, con una mascherina e un volantino sul terreno.

Autore: alessiopuppi · Creato: 10/07/2026 21:20

Il presidio alla Bocca della Verità

Il 5 settembre 2020 piazza Bocca della Verità, nel centro di Roma e alle spalle del Circo Massimo, ospitò una manifestazione contro le misure adottate per limitare la diffusione del Covid-19.

Il raduno, promosso dal gruppo denominato “Popolo delle Mamme”, raccolse circa 1.500 partecipanti secondo la stima conclusiva della Questura. Gli organizzatori avevano inizialmente previsto una presenza più numerosa e avevano valutato piazza del Popolo come sede della mobilitazione.

La protesta fu comunemente descritta dalle cronache come una manifestazione no-mask e negazionista, anche se gli organizzatori respingevano quest’ultima definizione. Dal palco dichiararono di non negare necessariamente l’esistenza del virus, ma di opporsi a quella che definivano una strategia fondata sulla paura e una presunta “dittatura sanitaria”.

La distinzione è utile sul piano documentale: la piazza non era composta da un’organizzazione ideologicamente uniforme. Era piuttosto un insieme eterogeneo di gruppi accomunati dal rifiuto delle politiche sanitarie pubbliche e dalla delegittimazione delle istituzioni responsabili della gestione dell’emergenza.

Mascherine, distanziamento e restrizioni

Molti partecipanti si presentarono senza mascherina e senza rispettare regolarmente il distanziamento interpersonale. Le immagini registrate dalla polizia scientifica furono successivamente esaminate per verificare eventuali violazioni delle disposizioni allora vigenti sui dispositivi di protezione e sugli assembramenti.

Nella piazza comparvero bandiere italiane, cartelli contro le vaccinazioni e un grande striscione con la frase “Noi siamo il popolo”. Furono scanditi slogan come “libertà”, “verità” e “giù le mani dai bambini”.

La comunicazione politica del raduno trasformava strumenti sanitari come la mascherina e il distanziamento in simboli di un conflitto più ampio. Le misure non venivano presentate come interventi temporanei di prevenzione epidemiologica, ma come espressioni di un potere intenzionalmente oppressivo.

In questa rappresentazione, il cittadino che rifiutava le regole veniva identificato con il “popolo libero”, mentre il governo, le autorità sanitarie e gli esperti venivano collocati nel ruolo dell’avversario. La contrapposizione sanitaria assumeva quindi una forma politica e identitaria.

Una convergenza di ambienti differenti

Alla manifestazione parteciparono famiglie con bambini, attivisti contrari alle vaccinazioni, sostenitori di teorie sul 5G, esponenti politici, militanti di estrema destra e persone provenienti da categorie economiche colpite dalle restrizioni.

Le cronache segnalarono, tra gli altri, la presenza di esponenti di Forza Nuova, della deputata Sara Cunial e di personalità già note per la diffusione di posizioni ostili alle politiche sanitarie.

Gli interventi dal palco attraversarono argomenti molto differenti: presunti errori nelle cure, obblighi vaccinali, microchip, campi elettromagnetici e accuse contro il governo. Non esisteva una teoria coerente capace di unificare queste affermazioni. La funzione aggregativa era svolta soprattutto dalla sfiducia verso le istituzioni.

Il raduno mostrò così un meccanismo che sarebbe diventato ricorrente durante la pandemia: narrazioni complottiste, rivendicazioni economiche, rifiuto delle vaccinazioni e radicalismo politico potevano convergere senza condividere integralmente le stesse motivazioni.

Il punto comune non era una proposta alternativa verificabile, ma l’identificazione di un nemico collettivo rappresentato dallo Stato, dalla medicina pubblica, dai mezzi di informazione e dalle autorità scientifiche.

L’opposizione ai vaccini prima dei vaccini anti-Covid

Uno degli elementi più significativi della manifestazione fu la presenza di slogan contrari ai vaccini e agli obblighi vaccinali.

Il dato deve essere collocato correttamente nel tempo. Il 5 settembre 2020 nessun vaccino contro il Covid-19 era ancora autorizzato nell’Unione europea. La prima autorizzazione europea, relativa al vaccino Comirnaty, sarebbe arrivata soltanto il 21 dicembre 2020.

La contestazione non poteva quindi dipendere dall’esperienza concreta della campagna vaccinale anti-Covid, che in Italia sarebbe iniziata alla fine di dicembre. Essa derivava almeno in parte da un’opposizione preesistente alle vaccinazioni, alle politiche di prevenzione e al principio dell’obbligo sanitario.

Questo passaggio è essenziale per comprendere la genealogia della successiva protesta no-vax. La diffidenza non nacque improvvisamente con l’introduzione dei vaccini contro il Covid-19. Trovò invece nella pandemia un nuovo oggetto sul quale trasferire argomenti, paure e strutture comunicative già presenti negli anni precedenti.

Nessun vandalismo contro strutture

La manifestazione del 5 settembre non fu caratterizzata da assalti a ospedali, danneggiamenti di centri sanitari o devastazioni di beni pubblici.

Le fonti documentano fischi, insulti contro le istituzioni e alcuni gesti provocatori. Un partecipante bruciò fotografie di papa Francesco e Beppe Grillo. Si trattò di azioni simboliche aggressive, ma non di vandalismo organizzato contro una struttura o di violenza materiale paragonabile agli episodi che avrebbero interessato alcune manifestazioni successive.

La classificazione corretta dell’evento è quindi quella di mobilitazione politica e simbolica, non di attacco vandalico.

Questa precisione non riduce la rilevanza storica della manifestazione. Al contrario, permette di individuare il suo ruolo effettivo: non rappresentò ancora il passaggio alla violenza contro luoghi e istituzioni, ma contribuì alla costruzione pubblica di un’identità collettiva fondata sul rifiuto delle misure sanitarie.

Le reazioni istituzionali

Il raduno suscitò reazioni immediate da parte del governo e di diversi rappresentanti politici.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rispose ai negazionisti richiamando i dati epidemiologici. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio chiese rispetto per le famiglie delle persone morte durante la prima fase della pandemia. Il ministro della Salute Roberto Speranza definì preoccupante una piazza che negava o minimizzava l’emergenza e ribadì la necessità di rispettare mascherine e distanziamento.

Le reazioni riflettevano un conflitto che non riguardava soltanto la valutazione tecnica delle misure. Da una parte vi era l’azione dello Stato, fondata sulla gestione di un rischio sanitario collettivo; dall’altra una mobilitazione che interpretava quelle stesse misure come una violazione intenzionale della libertà individuale.

Un antecedente del movimento no-green-pass

Non è corretto sostenere che la manifestazione romana abbia causato direttamente le mobilitazioni no-vax e no-green-pass del 2021. Un singolo evento non può spiegare da solo lo sviluppo di un movimento nazionale complesso.

La ricerca sui movimenti sociali permette tuttavia di collocare il raduno all’interno di un più ampio ciclo di protesta pandemico.

Una prima fase, sviluppatasi durante il 2020, fu diretta prevalentemente contro lockdown, chiusure, mascherine, distanziamento e gestione governativa dell’emergenza. Una seconda fase, emersa con maggiore intensità nel 2021, concentrò la contestazione sui vaccini e sul Green Pass.

Tra le due fasi non vi fu una perfetta identità organizzativa, ma esistettero evidenti continuità nel linguaggio, negli attori coinvolti e nella rappresentazione del conflitto. Espressioni come “dittatura sanitaria”, “libertà” e “noi siamo il popolo” sarebbero state riutilizzate nelle successive proteste contro la certificazione verde.

Riapparvero inoltre la convergenza tra ambienti antivaccinisti e destra radicale, la delegittimazione delle fonti scientifiche e la rappresentazione delle autorità sanitarie come strumenti di controllo politico.

Il significato storico del 5 settembre 2020

La manifestazione alla Bocca della Verità rappresenta un punto di passaggio nella storia italiana della contestazione pandemica.

Non fu ancora una protesta contro il Green Pass, che nel settembre 2020 non esisteva. Non fu un assalto contro strutture sanitarie e non produsse vandalismi comparabili a quelli registrati in seguito. Non può neppure essere considerata l’origine unica del movimento no-vax.

Fu però uno dei primi momenti nazionali nei quali ambienti diversi riuscirono a occupare insieme lo spazio pubblico, adottando un repertorio politico comune contro mascherine, restrizioni, vaccinazioni e istituzioni sanitarie.

Il raduno rese visibile una trasformazione: la diffidenza sanitaria non rimaneva più confinata alle discussioni online o alle precedenti campagne contro gli obblighi vaccinali, ma diventava una forma di mobilitazione collettiva apertamente politica.

Per questa ragione il 5 settembre 2020 deve essere considerato un antecedente politico e simbolico, non una causa diretta, del successivo ambiente no-vax e no-green-pass.

La piazza non produsse vandalismo, ma contribuì a costruire il linguaggio, l’identità e la rappresentazione antagonistica che avrebbero accompagnato la radicalizzazione delle proteste negli anni successivi.

I dati principali — luogo, organizzazione, presenza di circa 1.500 partecipanti, slogan, composizione della piazza, assenza diffusa di mascherine e verifica delle immagini da parte della polizia — risultano dalle cronache contemporanee di RaiNews e la Repubblica. Il rapporto con le successive mobilitazioni no-vax e no-green-pass viene qui proposto come interpretazione storica prudente, non come causalità diretta dimostrata.

Glossario

Ciclo di protesta
Successione di mobilitazioni collegate da linguaggi, attori, obiettivi e repertori d’azione ricorrenti, anche quando cambiano le singole rivendicazioni.
Dittatura sanitaria
Espressione polemica impiegata dai movimenti di protesta per descrivere le misure sanitarie pubbliche come strumenti autoritari di controllo politico.
Green Pass
Certificazione sanitaria introdotta nel 2021 per documentare vaccinazione, guarigione o esito negativo di un test diagnostico, secondo le norme vigenti nelle diverse fasi.
Negazionismo pandemico
Insieme di narrazioni che negano, minimizzano o deformano la realtà, la gravità o le conseguenze sanitarie della pandemia.
No-mask
Movimento eterogeneo contrario all’obbligo o all’utilizzo delle mascherine come misura di contenimento del Covid-19.
No-vax
Definizione riferita a persone o movimenti che rifiutano le vaccinazioni o ne contestano sistematicamente sicurezza, efficacia e legittimità.
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Autore: alessiopuppi · Creato: 10/07/2026 21:20 · Ultima modifica: 10/07/2026 22:33