📌 Proteste anti-lockdown ottobre 2020: scontri e vandalismi

Nell’ottobre 2020 le proteste contro coprifuoco, chiusure e nuove restrizioni degenerarono in alcune città italiane in scontri con le forze dell’ordine, incendi, danneggiamenti e saccheggi. Non era ancora un movimento propriamente no-vax, ma uno dei passaggi della radicalizzazione anti-restrizioni.

Manifestanti in una strada urbana notturna tra fumo, transenne rovesciate e riflessi dei lampeggianti della polizia durante le proteste anti-lockdown dell’ottobre 2020.

Autore: alessiopuppi · Creato: 08/07/2026 14:25

Dalle nuove restrizioni ai disordini nelle città

Nella seconda metà di ottobre 2020, mentre l’Italia affrontava la crescita della seconda ondata di COVID-19, l’introduzione di coprifuoco regionali e nuove limitazioni alle attività economiche provocò manifestazioni in numerose città.

Le proteste coinvolsero commercianti, ristoratori, lavoratori, gestori di palestre, studenti e cittadini preoccupati per le conseguenze economiche delle chiusure. Accanto alle mobilitazioni pacifiche operarono però anche gruppi organizzati, frange delle tifoserie, ambienti dell’estrema destra e soggetti interessati principalmente allo scontro o al saccheggio.

In alcune città il malcontento contro le restrizioni venne così trasformato in violenza urbana, con lanci di petardi e bombe carta, incendi di cassonetti, danneggiamenti, scontri con le forze dell’ordine e assalti ad attività commerciali.

Napoli: la protesta contro il coprifuoco

La prima grave esplosione di disordini avvenne a Napoli nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 2020.

Centinaia di persone si radunarono nel centro della città per protestare contro il coprifuoco disposto dalla Regione Campania e contro la prospettiva di un nuovo lockdown. La mobilitazione esprimeva soprattutto il timore delle conseguenze economiche delle chiusure, riassunto dallo slogan «Tu ci chiudi, tu ci paghi».

Quando il corteo raggiunse la zona della sede della Regione Campania, alcuni partecipanti utilizzarono cassonetti come barricate e li incendiarono. Contro le forze dell’ordine vennero lanciati fumogeni, bottiglie, razzi e bombe carta. Polizia e carabinieri risposero con lacrimogeni e interventi di contenimento.

La protesta nasceva da un disagio economico concreto, ma la sua degenerazione non può essere attribuita indistintamente a tutti i presenti. Le ricostruzioni successive distinsero i lavoratori e i cittadini scesi in piazza dalle frange che cercarono deliberatamente lo scontro.

Roma: la protesta contro la “dittatura sanitaria”

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre si verificarono disordini anche a Roma, al termine di una manifestazione organizzata a Piazza del Popolo contro il coprifuoco e le restrizioni sanitarie.

Alla mobilitazione parteciparono esponenti e militanti riconducibili all’area dell’estrema destra. Quando le forze dell’ordine invitarono i manifestanti a disperdersi, iniziarono lanci di petardi, fumogeni e altri oggetti.

La polizia effettuò interventi di alleggerimento, mentre alcuni gruppi si spostarono verso piazzale Flaminio. Durante gli incidenti vennero incendiati cassonetti e danneggiati beni presenti lungo le strade.

In questa protesta emerse con particolare evidenza l’espressione «dittatura sanitaria», utilizzata per rappresentare le misure di contenimento come un progetto autoritario anziché come provvedimenti pubblici adottati durante un’emergenza epidemiologica.

Milano: scontri durante il corteo non autorizzato

Il 26 ottobre, giorno dell’entrata in vigore delle nuove restrizioni previste dal Dpcm del 24 ottobre, manifestazioni e disordini si estesero ad altre città italiane.

A Milano un corteo non autorizzato attraversò corso Buenos Aires e raggiunse la zona delle sedi istituzionali della Regione Lombardia. Contro le forze dell’ordine furono lanciati pietre, bottiglie e grossi petardi.

Durante il percorso vennero danneggiati dehors, biciclette, monopattini e altri beni presenti nello spazio pubblico. Fu colpito anche un tram, mentre una bottiglia incendiaria venne lanciata in direzione di un’automobile della Polizia locale.

Le autorità fermarono e identificarono numerosi partecipanti. Tra le persone denunciate risultarono anche minorenni, elemento che evidenziò la composizione eterogenea e disordinata della mobilitazione.

Torino: vetrine infrante e negozi saccheggiati

Nella stessa serata la situazione degenerò anche a Torino.

Nella zona di piazza Castello e via Roma furono lanciati petardi, fumogeni, bottiglie e bombe carta. Cassonetti e monopattini vennero rovesciati, mentre alcune vetrine dei negozi del centro furono infrante.

Gruppi separati dal nucleo principale della protesta approfittarono dei disordini per entrare negli esercizi commerciali e sottrarre merce. Le forze dell’ordine eseguirono arresti e denunce; diversi agenti rimasero feriti.

I saccheggi mostrarono chiaramente che una parte delle violenze non era collegata alla difesa delle attività economiche colpite dalle restrizioni. Colpire e depredare i negozi significava infatti danneggiare proprio quella struttura commerciale che la protesta dichiarava di voler difendere.

Una mobilitazione politicamente eterogenea

Le proteste dell’ottobre 2020 non costituivano un movimento unitario.

Nelle piazze erano presenti commercianti preoccupati per la sopravvivenza delle proprie attività, lavoratori impoveriti dalla crisi, studenti, movimenti sociali, gruppi antagonisti, organizzazioni neofasciste, ultras e persone prive di una precisa collocazione politica.

Ridurre tutte le manifestazioni a un’unica regia sarebbe quindi scorretto. Allo stesso modo, sarebbe inesatto descrivere tutti i partecipanti come responsabili dei vandalismi.

La caratteristica centrale di quelle giornate fu la sovrapposizione tra protesta economica, opposizione politica alle restrizioni e azione di minoranze interessate alla violenza.

Non ancora no-vax, ma terreno di radicalizzazione

Le proteste dell’ottobre 2020 non possono essere definite propriamente no-vax. In quel momento il bersaglio immediato non erano i vaccini, la cui somministrazione di massa non era ancora iniziata, ma i coprifuoco, le chiusure delle attività, le limitazioni alla circolazione e la gestione governativa dell’emergenza sanitaria.

L’importanza storica di questi episodi si trova però nella formazione di un ambiente più ampio di opposizione radicale alle istituzioni sanitarie e politiche.

Nelle piazze e nei canali social iniziarono a consolidarsi parole d’ordine fondate sulla rappresentazione dello Stato come nemico, sulla delegittimazione delle misure sanitarie e sulla descrizione dell’emergenza come strumento di controllo sociale.

Questo repertorio comunicativo sarebbe riemerso nel 2021 nelle mobilitazioni contro i vaccini e contro il Green Pass. Ciò non significa che tutti i partecipanti alle proteste del 2020 siano successivamente diventati no-vax, né dimostra l’esistenza di una struttura organizzativa unica.

Esiste però una continuità politica e simbolica: la contrapposizione assoluta tra libertà individuale e tutela sanitaria collettiva, la delegittimazione preventiva delle istituzioni e l’impiego dell’espressione «dittatura sanitaria» come cornice generale del conflitto.

Il confine tra protesta e vandalismo

Gli eventi dell’ottobre 2020 rappresentarono uno dei primi momenti in cui l’opposizione alle misure pandemiche produsse in Italia una sequenza di scontri e danneggiamenti in diverse città.

Il disagio economico costituì la base materiale delle proteste. La radicalizzazione politica e la presenza di gruppi violenti trasformarono però alcune manifestazioni in occasioni di conflitto urbano.

Questi episodi devono essere ricostruiti senza due deformazioni opposte: non si possono criminalizzare indistintamente tutti i cittadini che contestavano le chiusure, ma non si possono neppure minimizzare incendi, aggressioni, vandalismi e saccheggi presentandoli come una semplice espressione spontanea del malcontento.

La protesta contro le decisioni politiche appartiene alla dinamica democratica. La distruzione dei beni, l’aggressione alle persone e l’azione organizzata contro le forze dell’ordine appartengono invece al piano della violenza politica e criminale.

Glossario

Dittatura sanitaria
Espressione polemica impiegata per rappresentare le misure sanitarie emergenziali come una forma di controllo autoritario.
È una formula politica e propagandistica, non una categoria scientifica o giuridica.
Dpcm
Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri utilizzato nel 2020 per introdurre e aggiornare numerose misure di contenimento dell’emergenza sanitaria.
Proteste anti-lockdown
Mobilitazioni contro coprifuoco, chiusure delle attività e limitazioni introdotte per contenere la diffusione del COVID-19.
La definizione comprende gruppi e rivendicazioni differenti e non coincide automaticamente con il movimento no-vax.
Radicalizzazione anti-restrizioni
Processo attraverso il quale l’opposizione alle misure sanitarie assume linguaggi sempre più assoluti, delegittima le istituzioni e può arrivare a giustificare lo scontro o la violenza.

Fonti web

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Autore: alessiopuppi · Creato: 08/07/2026 14:25 · Ultima modifica: 17/07/2026 17:29