Manifesti no-vax vicino agli istituti scolastici
Nel gennaio 2019 Torino viene segnalata per la comparsa di manifesti no-vax in diversi punti della città, soprattutto vicino agli istituti scolastici. Secondo la ricostruzione di la Repubblica Torino, le locandine invitavano i genitori a non vaccinare i propri figli e comparivano nei pressi di scuole e asili, generando segnalazioni, polemiche e proteste.
La campagna conteneva slogan contro l’esclusione scolastica dei bambini non vaccinati e riferimenti ricorrenti alla retorica antivaccinista: Big Pharma, profitto, mercurio, alluminio e presunti pericoli legati ai vaccini. Il punto rilevante non è soltanto il contenuto dei manifesti, ma il luogo scelto: lo spazio educativo.
La Stampa descrisse l’episodio come una nuova fioritura di manifesti in prossimità di scuole e asili nido, collocati anche negli spazi comunali riservati alle affissioni. Questo aspetto impone precisione: non si tratta automaticamente di vandalismo materiale, ma di una forma di occupazione propagandistica dello spazio pubblico attorno ai luoghi frequentati da bambini, famiglie e personale scolastico.
Nei giorni successivi, il caso arrivò anche all’attenzione della magistratura attraverso un esposto. Secondo la Repubblica Torino e Corriere Torino, l’esposto chiedeva di valutare l’ipotesi di procurato allarme, sostenendo che quei messaggi potessero alimentare paura nella popolazione attraverso pericoli presentati come reali ma privi di adeguato fondamento scientifico.
L’episodio rappresenta una fase intermedia dell’antivaccinismo italiano: non ancora vandalismo diretto, ma già pressione simbolica nello spazio pubblico. La scuola diventa il luogo attorno al quale viene costruita una comunicazione emotiva, rivolta ai genitori e fondata sull’associazione tra vaccini, esclusione, sostanze chimiche e interessi economici.
Il dato psico-sociale è netto: la propaganda no-vax non resta confinata nei gruppi online o nelle manifestazioni di piazza, ma cerca visibilità nei luoghi della vita quotidiana. Davanti a scuole e asili, il messaggio non si limita a esprimere dissenso; tenta di intercettare la vulnerabilità educativa e familiare, trasformando il dubbio sanitario in pressione ambientale.
Per questo il caso di Torino del gennaio 2019 va inserito nella cronologia dell’escalation antivaccinista: mostra il passaggio dalla contestazione dell’obbligo vaccinale alla presenza fisica della propaganda nei luoghi sensibili della comunità. Non è ancora l’attacco materiale, ma è già una forma di occupazione simbolica del territorio educativo.