Ci sono gesti che iniziano prima che ci domandiamo perché li stiamo compiendo. Apriamo la stessa applicazione, ripetiamo una risposta, cerchiamo un oggetto nel posto consueto. Il movimento è familiare; la scelta, a volte, arriva soltanto dopo, sotto forma di spiegazione.
Riconoscere l’automatismo significa accorgersi di questa distanza tra ciò che facciamo e l’intenzione che gli attribuiamo. Una risposta appresa può rendere più semplice un’attività, ma può anche continuare quando la situazione è cambiata. La sua familiarità non basta a dimostrare che sia ancora adatta.
Il primo passo consiste nell’osservare un episodio concreto: che cosa lo precede, quale gesto si avvia e quando ce ne accorgiamo. «Sono fatto così» chiude la domanda. «In questa circostanza tendo a reagire così» permette invece di esaminare il comportamento, confrontarlo con altre occasioni e riconoscere le eccezioni.
Una matrice tipografica riproduce la stessa impronta finché rimane invariata. Come metafora, invita a guardare il procedimento che genera la ripetizione. Nella vita quotidiana, però, quel procedimento può essere appreso di nuovo, corretto o sostituito: riconoscerlo rende più preciso il punto su cui intervenire.
Il gesto consueto diventa una possibilità di scelta quando cominciamo a vedere come prende avvio. Accorgersene non lo modifica automaticamente, ma offre un punto concreto da cui cominciare.
